Composizione negoziata della crisi con Qualamano.com: quando la vendita dei beni è una leva utile
Sebiana | FEBBRAIO 2026
Negli ultimi anni, la composizione negoziata della crisi d’impresa si è affermata come uno degli strumenti più interessanti per gestire situazioni di difficoltà in modo tempestivo e stragiudiziale, con l’obiettivo di preservare quanto possibile la continuità aziendale e prevenire esiti più traumatici. Proprio perché la procedura nasce per favorire un percorso ordinato e guidato, una delle domande che emergono più spesso soprattutto quando si entra nel merito dei numeri e della sostenibilità del piano è questa:
in quali casi la vendita dei beni può diventare una leva utile nel percorso di risanamento?
Questo articolo risponde a quel “quando”, restando dentro la logica della composizione negoziata di crisi senza entrare nel dettaglio operativo di “come” strutturare una vendita, per questo tema specifico abbiamo un altro Articolo dedicato.
L’obiettivo è offrire una lettura concreta, utile anche per chi segue imprese in situazioni di tensione finanziaria e deve valutare se e quando una dismissione di asset possa contribuire a riequilibrare la situazione.
Composizione negoziata d’impresa: perché la gestione degli asset è centrale nel riequilibrio aziendale
Per molte imprese in composizione negoziata, la procedura rappresenta un passaggio decisivo perché consente di affrontare un momento di difficoltà in una fase in cui esistono ancora margini di manovra concreti.
In questo contesto, la gestione degli asset non è un tema “accessorio”. Macchinari, magazzino, attrezzature, beni non più funzionali e immobilizzazioni non strategiche incidono in modo diretto sulla credibilità del percorso di riequilibrio e sulla sua sostenibilità nel tempo.
La situazione di squilibrio economico-finanziario, infatti, raramente è solo un problema di ricavi. Più spesso è il risultato di una combinazione di fattori, come:
tensione finanziaria e carenza di liquidità,
eccesso di costi fissi,
circolante bloccato,
indebitamento non più sostenibile,
un perimetro aziendale diventato “troppo ampio” rispetto alla capacità dell’impresa di reggerlo.
È in questo scenario che la vendita dei beni in ambito di composizione negoziata può diventare una leva. Non come scelta automatica, ma come opzione da valutare quando la dismissione consente di liberare risorse, ridurre la complessità operativa e rendere più sostenibile la traiettoria di risanamento.
Come funziona la composizione negoziata della crisi e perché il “timing” della vendita è decisivo
Capire come funziona la composizione negoziata della crisi aiuta anche a comprendere perché il momento in cui si decide di vendere sia determinante.
La procedura si fonda su una logica di negoziazione: l’impresa, affiancata da un esperto, cerca soluzioni con i creditori e definisce un percorso che può includere più strumenti, in funzione della sostenibilità aziendale.
In questa dinamica, ciò che conta è la credibilità delle scelte e la capacità dell’impresa di dimostrare che sta agendo con metodo, non per inerzia o in emergenza.
Quando una vendita di beni viene ragionata per tempo, può rafforzare la posizione negoziale: mostra che l’azienda sta intervenendo sul proprio perimetro e che sta adottando misure concrete per ridurre l’esposizione o reperire liquidità in modo ordinato. Al contrario, quando la dismissione arriva troppo tardi rischia di essere letta come un tentativo tardivo di “tamponare” senza una logica industriale, con effetti negativi sul tavolo negoziale.
Quando la vendita dei beni nella composizione negoziata della crisi ha davvero senso

La vendita dei beni nella composizione negoziata di crisi può essere una leva utile in alcuni scenari ricorrenti, soprattutto quando l’asset da dismettere non è essenziale per la continuità e la vendita produce un effetto tangibile sul riequilibrio.
Un primo caso tipico è quello in cui l’impresa ha asset non strategici: beni acquistati in una fase di espansione, linee produttive sottoutilizzate, magazzino eccedente, attrezzature duplicative, immobilizzazioni che generano costi senza contribuire ai ricavi. In questi casi, la dismissione può ridurre sprechi e liberare risorse, semplificando il modello operativo.
Un secondo caso è quando la crisi d’impresa è aggravata da un circolante “bloccato” o da fabbisogni di cassa che impediscono di sostenere l’operatività. Senza entrare nei dettagli tecnici della vendita, è evidente che convertire beni non essenziali in liquidità può creare spazio di manovra: consente di onorare impegni critici, sostenere costi indispensabili e rafforzare la tenuta dell’impresa nel periodo di negoziazione. In molte situazioni, la vendita diventa un modo per guadagnare tempo “buono”, cioè tempo che non peggiora la situazione.
Un terzo scenario è quello in cui la dismissione è funzionale a un ridisegno del perimetro aziendale: si decide di concentrare l’impresa sul core, ridurre rami marginali e alleggerire costi fissi. In questi casi, la vendita di beni non è un evento isolato, ma parte di una scelta di direzione. E proprio perché la composizione negoziata punta a soluzioni sostenibili, questa coerenza strategica può essere determinante.
Infine, la vendita può avere senso quando serve a rendere “presentabile” l’azienda rispetto a possibili soluzioni negoziali: se la struttura degli asset è sproporzionata rispetto alla capacità di generare margini, la dismissione può ridurre il gap tra realtà economica e struttura patrimoniale, aiutando a costruire un percorso più realistico.
Qualamano.com e il supporto operativo al commercialista
Nella composizione negoziata della crisi d’impresa, le decisioni sugli asset hanno un peso rilevante. La vendita dei beni, quando viene valutata come leva, non è mai una scelta neutra: incide sull’equilibrio del percorso di risanamento e sulla credibilità della negoziazione con i creditori.
Per il commercialista, il nodo non è solo capire se vendere, ma assicurarsi che la vendita sia coerente con la procedura e difendibile nel tempo. In questa fase, anche una decisione corretta può diventare problematica se non è supportata da un metodo chiaro, trasparente e tracciabile.
È qui che entra in gioco il supporto operativo. Affidare la gestione della dismissione a un soggetto abituato a contesti di crisi consente al professionista di concentrarsi sulla strategia complessiva e sulla negoziazione, riducendo il rischio che l’operazione sugli asset diventi un punto di fragilità del percorso.
Qualamano.com, brand di Aste33, si inserisce in questa logica di collaborazione. Aste33 infatti opera abitualmente in situazioni di difficoltà, dismissioni e liquidazioni ed è già soggetto specializzato per il Tribunale. Infatti, beneficia dell’esperienza e dei processi strutturati sviluppati da Aste33 per rispondere a elevati requisiti di trasparenza e tracciabilità. Le vendite vengono impostate attraverso meccanismi competitivi di asta, che aiutano a valorizzare i beni e, allo stesso tempo, a rendere le scelte più solide e verificabili.
Per il commercialista, questo significa poter contare su un supporto che non sostituisce il ruolo decisionale, ma lo rafforza. La vendita dei beni resta una scelta strategica all’interno della composizione negoziata e, se gestita con il giusto metodo, può diventare una leva concreta per il risanamento, anziché una fonte di rischio aggiuntiva.
Nella composizione negoziata della crisi d’impresa, la vendita dei beni diventa una leva efficace solo quando è parte di un disegno coerente di riequilibrio.
Non è una risposta automatica all’emergenza, ma una scelta che deve proteggere la continuità aziendale e rafforzare la credibilità del percorso negoziale.
Il vero discrimine è il metodo: vendere per fare cassa può risolvere un problema contingente, mentre vendere all’interno di una strategia di riprogettazione dell’impresa contribuisce a costruire un percorso di risanamento sostenibile e difendibile nel tempo.
Sebiana Gaiotto